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Coordinamento editoriale

a cura di Alessia Privitera, mamma esperta di letteratura per l'infanzia e di Giampietro Chiamenti, pediatra di famiglia.

Le news di Leggere per Crescere

In questa sezione potrai trovare notizie e consigli di lettura utili per te e il tuo bambino.

Racconta, ma non farlo leggere troppo presto.

Il racconto, lo strumento ideale per il suo sviluppo psicofisico

Vediamo una bambina ed un bambino leggere un libro insieme al loro padre sul letto.

Mentre si sviluppano programmi che promettono di far “leggere” il piccolo già in tenerissima età, la scienza conferma come sia il racconto di mamma e papà, insieme alle loro canzoni, lo strumento ideale per il suo sviluppo psicofisico.

A ricordarlo è una ricerca americana, apparsa su Journal of Educational Psychology, che ha voluto valutare proprio quei programmi che attraverso Dvd e libri di parole puntano a far leggere i bambini intorno all’anno di vita. Dallo studio, che ha confrontato piccoli sottoposti a questo approccio con bambini con stimoli “normali” è emerso che i “Baby media” non producono effetti significativi sullo sviluppo psicofisico. Il motivo? A quell’età i bambini non sembrano davvero in grado di imparare quello che magari, con tanti sforzi, potrebbero riuscire a leggere. Lo studio, oltre a chiarire aspetti ancora poco noti, conferma ancora una volta come soprattutto nei primi anni di vita il racconto o la lettura ad alta voce siano mezzi estremamente utili per lo sviluppo psicofisico del bambino, ma anche che non bisogna avere fretta. Con i suoi tempi, il bimbo apprenderà l’uso della parola, la sua contestualizzazione e la capacità di leggere.

Mamma, papà, nonni, educatori e figure di supporto alla genitorialità possono comunque aiutarlo attraverso la lettura condivisa, che sarà naturalmente connotata da espressività e vicinanza alle aspettative di scoperta e al desiderio inconscio di apprendimento del bambino: le parole e le immagini raccontate amorevolmente dalla voce conosciuta, condurranno il piccolo lettore nel viaggio verso mondi meravigliosi e fantastici, terreno fertile per l’attecchimento di un futuro nuovo lettore.

 

 

Cosa raccontare per far crescere il suo linguaggio?

Parole dolci e spontanee, quelle che ogni mamma/papà conoscono

Vediamo un bambino felice giocare con delle pagine di un libro.

A questo punto, una domanda sorge spontanea: cosa e come devo raccontare e leggere al piccolo per favorire lo sviluppo del suo parlare, così importante nel rapporto con gli altri?

Inizialmente possiamo affidarci al contatto fisico accompagnato dal racconto con o senza il supporto di materiale didattico, magari con l’impiego di parole dolci e spontanee, quelle che ogni mamma/papà conoscono, sicuramente importanti per offrire gli stimoli giusti. Ma è efficace anche la classica filastrocca che ci cantavano le nostre nonne: attraverso il ritmo e la musicalità della lettura, che arrivano grazie ai versi costruiti con rime semplici che ripetono schemi fonetici e narrativi, aiutando il piccolo lettore a immedesimarsi nella storia e ad acquisire elementi di sviluppo del proprio bagaglio linguistico ed espressivo.

Man mano che il piccolo cresce, piano piano ha anche bisogno di “toccare”, “scoprire soprattutto con la bocca” quanto stiamo leggendo. Vanno benissimo i classici piccoli libri cartonati, in stoffa, in legno di buona qualità, con poche parole e immagini ben definite: saranno utili, in particolar modo, i libri che raccontano la quotidianità, rappresentando dapprima oggetti e luoghi che possono ritrovare attorno a loro.

Quando sarà più grande, verso i 18 mesi ma anche prima se si dimostra recettivo, via libera invece ai libri che propongono  illustrazioni più articolate, come ad esempio quelle nelle quali i  bambini vengono rappresentati proprio nel fare ciò che in quel momento della crescita stanno imparando:  saranno dunque utilissimi tutti i libri che rappresentano le azioni che i bambini compiono durante le loro giornate (gioco, pappa, nanna) e le scoperte che possono sviluppare esplorando il mondo, partendo dagli elementi del quotidiano  ( casa, strutture educative, natura) fino ad arrivare alle prime interazioni con gli altri.

Anche in questo caso i testi non debbono essere eccessivamente lunghi bensì rappresentare uno strumento per raccontare: la scelta di libri che siano costruiti attorno alle rime e alle figure retoriche di suono, come le onomatopee o le allitterazioni (parole che ricordano la sonorità che stanno rappresentando o che hanno al loro interno suoni uguali o affini) ci aiuterà a  raccontare le storie che con facilità rimarranno nel loro bagaglio.

Infine, quando diventa più grande, provate anche a seguire le sue preferenze. Racconti di altri bambini, primi rudimenti di numeri e parole, semplici regole di vita comune (il bene che vince sul male) è quanto più dovrebbe piacergli e non vi preoccupate se andrà a scegliere sempre gli stessi libri per sfogliarli o farseli raccontare, perché questa è una caratteristica tipica del bambino in crescita. Anche il suo gusto e le sue preferenze hanno la loro importanza!

 

 

Così il racconto aiuta il bimbo a “trovare le parole".

Ecco, in sintesi, le tappe che conviene osservare.

Vediamo una nonna accompagnare la nipote nella lettura di un libro.

All’inizio i vagiti ci fanno tenerezza. E anche se non capiamo nulla, rappresentano un modo di mettersi in contatto con il mondo, in particolare con le persone che più sono vicine al piccolo. Ma lo sviluppo del linguaggio è ovviamente solo agli inizi.

Ecco, in sintesi, le tappe che conviene osservare:

 

  • Primi mesi di vita. I progressi sono quasi quotidiani. Nelle prime settimane, vagiti e gridolini del tutto incomprensibili sono all’ordine del giorno, ma già verso i primi due-tre mesi cominciano i primi vocalizzi. Se ci fate caso, le prime vocali a “prendere vita” nella voce del piccolo sono la a e la e. poi arrivano le altre. Verso i quattro mesi, poi, compaiono le prime consonanti gutturali: il classico “ghe-ghe” insomma. Poi, intorno ai sei mesi, arrivano le lettere labiali e dentali come p, b, d e t. È verso i nove mesi, ma più spesso dopo questa data, che arriva la magica parola che tutte le madri vogliono sentite. Normalmente il gentil sesso vince sul sesso forte in questa graduatoria temporale: “mama” si sente verso il nono mese, mentre per il padre occorre aspettare più a lungo, la gioia di sentirsi chiamare arriva verso l’anno.
  • A un anno e mezzo. Il vocabolario si è fatto più robusto. Sia chiaro: il piccolo non è ancora in grado di proclamare sermoni ma riesce a gestire dalle 10alle 20-25 parole con un significato, che mamma e papà possono capire senza difficoltà. In molti casi, poi, riesce ad inventarsi vocaboli che fanno sorridere, ma non prendetelo in giro! È il suo modo di portare avanti un percorso che lo condurrà a breve a comporre brevi frasi (circa tre parole, ma con un significato compiuto) inserendo il verbo. E se è all’infinito, come i pellerossa dei film, non preoccupatevi. C’è tempo per la grammatica.
  • A 5 anni. Normalmente a questa età il linguaggio è completo. Ma per arrivare a questa tappa ci vuole tempo, costanza e tanta voglia di raccontare da parte dei genitori. In ogni caso lo sviluppo del linguaggio dopo i due anni appare prorompente. Sea quell’età il piccolo ha già nel suo “portafoglio” da 200 a 400 parole (non vi preoccupate troppo se sembra usare sempre gli stessi vocaboli, ma seguite quanto avviene insieme al pediatra) intorno ai tre anni vi sembrerà quasi un “bignami” di grammatica. Userà i plurali, costruirà frasi con gli articoli e la corretta sequenza delle parole. E non solo...

Tuttavia se i vostri bimbi non seguono in modo preciso questo schema nel tempo, nella sequenza delle parole e della costruzione della frase non preoccupatevi in modo eccessivo ma lasciate spazio nel giudizio alla soggettività dei singoli che può essere condizionata da molti fattori, non ultimo gli stimoli ricevuti. Nel caso sarà comunque corretto prestare molta attenzione alle capacità uditive che devono/possono essere intercettate il più precocemente possibile, anche e soprattutto con l’aiuto del vostro pediatra di famiglia a cui dovrete esporrei vostri dubbi.

 

 

Come raccontare ad alta voce.

Lo si può fare come si può, come si è capaci.

Vediamo tre bambine e tre bambini che insieme guardano un libro illustrato, una bambina segna con l'indice una immagine.

Leggere ad alta voce insieme ai bambini, partendo dai primi mesi della gravidanza, assicura un percorso di ascolto, accudimento e conoscenza reciproca, che sarà predittivo di una meravigliosa crescita evolutiva.

Non ci sono, in assoluto, modi giusti e modi sbagliati per raccontare e leggere ad alta voce ai bambini: lo si può fare come si può, come si è capaci. Nel tempo prezioso che vorremo dedicare con amore alla lettura, ciò che risulterà determinante nel coinvolgimento dei bambini sarà la nostra capacità di saper interessare, divertire, stimolare la fantasia e la creatività dei piccoli ascoltatori.

Ma è possibile formulare delle linee guida, derivate dalla ricerca, dall'esperienza e soprattutto dal buon senso, che possono essere riassunte in sei sintetici suggerimenti:

  1. raccontare e leggere con naturalezza: ognuno deve essere se stesso;
  2. raccontare e leggere in modo "realistico", utilizzando dunque termini e modalità espressive che non alterino il linguaggio che normalmente utilizziamo quotidianamente con i bambini, limitando, ad esempio, il ricorso eccessivo ai vezzeggiamenti;
  3. usare le parole con precisione e pronunciarle con chiarezza, rispettandone l’ordine e la sequenza stabilita dall’autore;
  4. far misurato ricorso a pause che "incornicino" e potenzino i contenuti;
  5. adattare il racconto e la lettura alle esigenze e alle possibilità di attenzione e di comprensione del bambino;
  6. collegare con coerenza nel racconto e nella lettura le parole alle illustrazioni.

Molto importante sarà, infine, la valorizzazione della lettura dialogica (che dunque coinvolga attivamente i bambini predisponendoli alla condivisione e al confronto con l’adulto di riferimento) compatibilmente con lo stadio evolutivo raggiunto dal bambino, per consentire così l’attivazione di meccanismi di ascolto, condivisione e confronto aperto con il piccolo lettore.

 

 

Quando raccontare e leggere ad alta voce.

Raccontare una storia ai nostri bambini è un’occasione speciale di condivisione. Come scegliere il momento giusto?

Vediamo una mamma che legge un libro insieme al figlio

La scelta dei momenti più opportuni per raccontare e leggere ad alta voce ai bambini può essere considerata da due punti di vista: quello dei bambini e quello degli adulti.

Per quanto riguarda i bambini, è importante tener conto di due elementi cruciali: 1) i tempi di attenzione di un bambino sono relativamente brevi, brevissimi al di sotto dei tre anni; 2) è necessaria, da parte dei bambini, una disponibilità non sempre facile da ottenere, specialmente nei più grandicelli, nei quali maggiore può essere il contrasto fra interessi e attività diversi dall'ascolto, specialmente nell'ambito di stili di vita caratterizzati da stimolazioni di eccessiva intensità, quali troppe o troppo prolungate attività fisiche o una sproporzionata fruizione della televisione oppure di altri strumenti telematici.

Di questi due fattori è opportuno tenere conto sia per non eccedere nel pretendere un tempo di attenzione che il bambino non è in grado di dare, sia per creare situazioni ambientali di distensione che favoriscano la disponibilità interiore all'ascolto.

Per quanto riguarda gli adulti, sono da prendere in considerazione sia le oggettive difficoltà a trovare i momenti più opportuni da dedicare al raccontare e al leggere (gli impegni di lavoro, le occupazioni domestiche ecc.), sia il raggiungimento, alle volte non facile, della giusta predisposizione, che prevede l’eliminazione di distrazioni (telefono, pc, televisione) e la ricerca di un adeguato livello di tranquillità interiore.

È considerato un luogo comune da superare quello secondo il quale i momenti migliori per raccontare e leggere ad alta voce siano quelli che precedono il sonno, quando i bambini hanno più bisogno di rassicurazioni e di tenerezze. Non è messo in dubbio che questo luogo comune abbia una non trascurabile componente di verità; tuttavia, questo momento non è né l'unico né il più idoneo. Raccontare e leggere ad alta voce non deve diventare un sonnifero!

Sarà infine meraviglioso notare come la costruzione di un angolo di mondo dedicato alla lettura dialogica e dunque all’ascolto reciproco durante la giornata potrà veicolare la condivisione delle esperienze di vita, fortificare la relazione tra genitori e figli e così agevolare la crescita virtuosa della famiglia.

 

 

Impariamo a raccontare: ecco gli errori da evitare.

La lettura ad alta voce è un ottimo strumento per aiutare il bambino a crescere, ma occorre farlo nel modo giusto.

Vediamo una mamma abbracciare il figlio
  • Considerare e soprattutto promuovere il raccontare e il leggere ad alta voce come strumenti per accelerare i processi di maturazione dei piccoli ascoltatori.

Durante il proprio percorso evolutivo, dalla nascita all’adolescenza, il bambino è sottoposto a una vasta e pressante gamma di stimoli esterni, correndo il rischio di acquisire una quantità di informazioni superiore alla capacità di elaborazione e comprensione acquisite.
Ogni eventuale propensione, dei genitori e degli adulti in genere, a strumentalizzare il raccontare ed il leggere ad alta voce nasconde il rischio di forzatura dello sviluppo psichico, emotivo e sentimentale dei bambini.
Saranno il rispetto dei tempi e delle peculiarità di ciascun bambino, nella scelta e durante le occasioni di lettura ad alta voce, racconto ed ascolto a consentire il rafforzamento ed il consolidamento sostenibile dello sviluppo globale lungo le fasi della loro crescita.

  • Perseguire, mediante la lettura ad alta voce, l'obiettivo di anticipare nei bambini la capacità di leggere, che è invece da ricercare in un lungo percorso armonico, nel rispetto dello sviluppo globale del bambino.

  • Considerare il raccontare e il leggere ad alta voce ai bambini piccoli come un mezzo indispensabile, se non addirittura unico, per creare e sostenere un profondo e duraturo legame affettivo tra genitori e figli.

In realtà, il bambino tanto più instaura un legame affettivo profondo e duraturo con gli adulti quanto più questi ''crescono'' globalmente assieme a lui, contribuendo a costruire, arricchire e allargare il suo spazio psicologico.

Pertanto, raccontare e leggere ad alta voce è una, ma soltanto una, delle molte strategie possibili per aiutare il bambino a crescere.
Nella costruzione e nel consolidamento del legame affettivo fra bambini e quanti si occupano di loro nell'ambito delle famiglie e delle comunità, un fattore importante è rappresentato dai comportamenti degli adulti che contribuiscono ad ampliare progressivamente e a delineare lo spazio psicologico di libero movimento del bambino. Per esemplificare, amplia lo spazio psicologico di libero movimento l'adulto che solleva il bambino tra le braccia o gli permette di salire su una sedia, dandogli la possibilità di vedere che cosa sta sul tavolo o fuori dalla finestra, fornendogli l'opportunità di esplorare uno spazio per lui fino ad allora fisicamente inaccessibile, di soddisfare e nel contempo stimolare la sua curiosità.
Un contributo all'ampliamento è dato dall'adulto che insegna al bambino ad andare sul triciclo, a guardare con il cannocchiale, a costruire un castello con le carte o con la sabbia, che gli spiega che cos'è l'arcobaleno, che gli spiega perché il pancino gli fa male dopo aver bevuto la bibita ghiacciata. In tali modi il bambino amplia il proprio spazio mentale perché scopre di saper fare molte cose; perché l'adulto è disposto a insegnargliene tante, ritenendolo capace di imparare a farlo.

 

 

Mamma, racconta… e migliori memoria e interazione!

Il gioco e il racconto ad alta voce durante l’infanzia sono fondamentali per lo sviluppo della memoria.

Vediamo una mamma che legge un libro insieme al figlio

Il gioco e il racconto ad alta voce durante l’infanzia sono fondamentali per lo sviluppo della memoria. La scienza dice che importanti circuiti mnemonici vengono attivati proprio in questo modo. Più il rapporto adulto-bambino è diretto, stretto e personalizzato tanto maggiori sono le possibilità di crescere per il bimbo. Ecco alcuni consigli per favorire lo sviluppo della memoria, anche grazie alla narrazione.

Somministrazione ripetuta

Per stimolare la memoria è importante raccontare e leggere loro ad alta voce, l’ideale è la modalità “faccia a faccia”. Questa sorta di “trattamento” fatto d’amore e interscambio andrebbe somministrato ogni giorno per ottenere i migliori risultati. Non occorre molto tempo: bastano anche solo pochi minuti, magari ripetuti nella giornata.

Dosi su misura

La capacità di attenzione dei bambini in età prescolare è molto variabile. Ci sono piccoli che riescono a rimanere in ascolto per più tempo senza distrarsi, trascinati dalle parole e dall’interesse per la storia. Altri si “concentrano” solo per pochi secondi: ricordate di “adattare” i tempi.

Racconto “progressivo”

Partite dai bisogni del bambino per sviluppare la sua memoria e la sua interattività, ricordando che la storia deve piacergli o comunque coinvolgerlo. Si può iniziare con piccole dosi, magari per pochi minuti, per aumentare progressivamente. La sua capacità di ascolto e le sue possibilità di “migliorare” in termini di memoria e interazione ne trarranno vantaggio.

L’età non conta

Ogni bambino è fatto a suo modo. Ci sono bimbi di due-tre anni che non riescono a stare concentrati ed altri che fin dai primi mesi di vita pendono letteralmente dalle labbra e dal comportamento di chi racconta. Cercate di rispettare la capacità di concentrazione del bimbo, senza strafare ma puntando a “soddisfare” il suo interesse.

Attenzione all’ambiente

Ogni storia, lo sappiamo anche noi adulti quando guardiamo un film o leggiamo un libro, piace e offre stimoli se inserita nel giusto contesto. Quando raccontate, cercate di scegliere lo spazio e l’atmosfera ideali, che possano essere ripetuti, perché così si aiuta l’attenzione dei piccoli.

Così cresce

Narrazione e/o lettura riescono a portare la mente del bambino direttamente sotto l’influenza di ciò che viene detto, rappresentato, mostrato. Questa influenza diventa un piccolo tassello nella formazione del bimbo, aiutandolo anche a sviluppare i ricordi. Proponetevi sempre nel modo migliore ed adattato alla sua età, concedendogli di capire di più di quanto può dimostrare.

Non siete la TV

L’interazione è un processo fondamentale tra il bimbo e le persone e predittiva di uno sviluppo armonico e positivo, che possiamo sostenere privilegiando strumenti che amplificano la fantasia e gli stimoli della memoria e del comportamento. Per questo non bisogna puntare sulla televisione o mezzi similari, caratterizzati dalla trasmissione di una grande quantità di stimoli, suoni e voci neutri, bensì veicolare la narrazione attraverso la vostra voce, unica ed infinitamente ricca di stimoli attivatori, per offrire l’espansione creativa di cui il piccolo ha bisogno.

Trasmettete affetto

La memoria e l’interazione non si sviluppano solo con la voce, ma anche con le percezioni per il bimbo. Così occorre sempre puntare sul sorriso, sul tono di voce caldo, su atteggiamenti ed espressioni della  persona che trasmette il messaggio. Lo vedete da soli, quando raccontate. Il volto del piccolo disegna un sorriso ed è la più grande ricompensa per chi narra.

 

 

Più libri ci sono in casa, più il bimbo sarà ricco da grande!

Cominciate a riempire la piccola biblioteca del bambino e fatelo viaggiare con voi nella magia del racconto.

La magia del racconto ad alta voce è arcinota. Ma ora, mamme e papà, avete anche un motivo più venale per riempire la libreria del piccolo e abituarlo alla lettura e al racconto.

Stando a quanto dimostra uno studio condotto all’Università di Padova pubblicato su Economic Journal quanto più i bambini avevano a disposizione libri, tanto maggiore è stato il loro successo professionale ed economico da grandi. La ricerca è stata condotta su 6000 uomini nati intorno al 1950 in nove Paesi europei, divisi in gruppi in base al numero di libri presenti nelle loro abitazione.

Anche considerando la frequentazione della scuola e il livello raggiunto, lo studio ha dimostrato che per gli uomini che da bambini avevano avuto a disposizione un gran numero di libri la percentuale di guadagno in più è schizzata al 21 per cento, considerando ogni anno di istruzioni in più. Inoltre, gli stessi bimbi si sono dimostrati anche più pronti a cercare opportunità di lavoro lontano da casa.

Se non lo avete ancora fatto, quindi, cominciate a riempire la piccola biblioteca del bambino e fatelo viaggiare con voi nella magia del racconto. Il suo futuro, anche economico, probabilmente sarà migliore grazie a voi.

 

 

 

Insieme, leggendo e raccontando, in tempi di Covid-19.

Il tempo tra le mura domestiche si è dilatato.

Bimba e mamma

La “zona rossa”, per i piccoli, è stata sicuramente difficile. Ma anche a prescindere dalle limitazioni ai movimenti nei periodi di massima diffusione del virus, quindi quando ci è si trovati in aree caratterizzate da un colore più “tenue” e conseguenti limiti alla mobilità, il tempo passato tra le mura domestiche si è sicuramente dilatato, creando la necessità di “nuovi” rapporti tra genitori e figli. C’è comunque un modo per una “vicinanza” di qualità. E passa attraverso la forza della narrazione ad alta voce, sia attraverso un semplice racconto, magari sulla scorta di quanto ci dicevano i nostri nonni, sia attraverso la lettura di storie fantastiche che riescono a far “viaggiare” il bimbo, a tutte le età. in questo modo, si può “spezzare” la routine quotidiana modificata dal virus, si riesce ad esser meno “oppressi” dal lockdown e si possono superare i muri dell’abitazione per sconfinare in un  mondo di fantasia che può essere tutto da esplorare.

Cosa cambia nel bambino

Con il racconto si crea un rapporto ancora più stretto con il piccolo e soprattutto si riesce a far sentire la forza della voce come strumento di relazione tra genitori, nonni e bimbi. Per i più piccini, poi, la possibilità di poter “toccare con mano” attraverso i tanti strumenti su misura come ad esempio i libri di “plastica” da “toccare” mentre si ascolta la storia che raccontano, o comunque strumenti interattivi che magari comprimendo un pulsante che appare dal cartonato permettono di percepire un suono o un verso di animale, diventa una modalità di conoscenza nuova, da esplorare. Il risultato è che oltre a creare più intimità tra genitori e figli questa semplice occasione d’incontro diventa uno strumento per la crescita psicofisica, in un viaggio che passa attraverso la fantasia. Soprattutto, il rapporto interpersonale rappresenta uno strumento ideale per non ritrovarsi a passare troppo tempo davanti ad uno schermo, magari per seguire una storia a cartoni animati attraverso lo smartphone. Se i piccoli sono ormai bravissimi, da veri “nativi digitali” a muoversi con le loro dita su smartphone o tablet, è innegabile che la forza del rapporto umano e della voce materna o paterna diventano una sorta di “energizzante” per la psiche che certo non si riesce ad avere “subendo”, sia pure se on interattività, un processo conoscitivo stimolato dalla tecnologia.

Regoliamo lo smartphone

Qualche tempo fa la Società Italiana di Pediatria ha segnalato i possibili problemi legati ad un eccessivo utilizzo di dispositivi elettronici per i bambini, anche piccoli. Il rischio è che stiano per ore “attaccati” allo schermo. Gli esperti hanno raccomandato ai genitori di mantenere sempre una comunicazione efficace con i propri figli, perché una buona relazione contribuisce a favorire un corretto uso delle tecnologie digitali. In primo luogo è fondamentale parlarsi, abituandosi a monitorare il tempo che il figlio spende su tablet, smartphone e pc, imparando per primo le tecnologie a disposizione per poterle comprendere per quanto è possibile, giocando insieme a lui e condividendo per quanto possibile le attività. Fondamentale è anche porre limiti e regole chiare. Occorre limitare il tempo di utilizzo di smartphone, tablet e pc durante il giorno o nei fine settimana, stabilendo orari precisi di divieto per esempio durante i pasti, i compiti e le riunioni familiari. Altrettanto importante è dare il buon esempio: per questo mamme e papà dovrebbero limitare per primi l’utilizzo di smartphone quando si è in famiglia e durante i pasti.  E, soprattutto, bisogna ritagliare il giusto spazio, ogni giorno, per la narrazione ad alta voce. Un breve periodo di “racconto” diventa lo strumento ottimale per avere un rapporto valido, significativo e in grado di aiutare il piccolo a crescere, sentendosi coccolato, aiutando la sua capacità d’ascolto e di concentrazione. E soprattutto lo fa sentire importante sapere che papà, mamma o entrambi passano tempo qualificato con lui, parlando e ascoltando, in viaggio nella fantasia.

 

 

Buonanotte, una carezza e una ninna nanna.

La musica a volte vale anche di più delle parole.

Se la mamma è abituata a cantare un ninna nanna al bimbo perché si addormenti sereno, meglio proseguire. Se invece si sente senti poco portata perché magari tutti dicono che è stonata, conviene comunque iniziare. Aiutarlo a prendere sonno in musica, ascoltando la voce materna, è davvero utile per aiutarlo a crescere bene.

Il canto è un ottimo strumento per stargli vicino e soprattutto per stringere ancor di più il vostro rapporto. Basti pensare che, secondo una ricerca condotta al Music Lab (un centro specializzato proprio sugli effetti della musica) dell’Università di Harvard, la voce della mamma che canta rimane nella mente del bambino a lungo. Lo studio dice che se per sette giorni consecutivi lo addormenti con la stessa canzone, le tracce di questo “passaggio” musicale si mantengono anche per diversi mesi. La musica, insomma, a volte vale anche di più delle parole. Per questo è davvero importante che il bimbo sia abituato a sentire la sera la classica filastrocca accompagnata a tempo di musica.

Va benissimo che siano mamma e papà, magari alternativamente a proporgli la canzone che più sentono propria, magari la stessa ninna nanna che li addormentava quando erano piccoli. Come per loro le parole in musica si sono rivelate utilissime per lo sviluppo psicofisico, così anche per il tuo bimbo prendere sonno con la dolce voce dei genitori è un vero e proprio strumento di crescita ed un vero e proprio “farmaco” per contrastare l’eventuale insonnia e soprattutto per riposare sereno. Più che tante medicine e che mille parole!

 

 

Il pisolino aiuta la memoria.

Fate viaggiare il piccolo con la magia del racconto e non preoccupatevi se dopo tende ad appisolarsi.

Una bella favola e poi il classico pisolino.
È un percorso abbastanza comune per mamma e papà con il bambino che ascolta dalle loro labbra la magia del racconto.

Ma oggi la scienza ci dice che questa strategia è ottimale anche per far sì che il piccolo riesca a fare proprie nuovi termini, ampliando il proprio vocabolario. Il consiglio, ovviamente, è valido per i piccoli in età prescolare e viene da una ricerca condotta all’Università dell’Arizona apparsa su Child Development che ha preso in esame 39 bimbi di tre anni, quindi in epoca prescolare.

Lo studio ha dimostrato che in questi bambini il classico riposino dopo aver appreso nuove parole risulta utile per acquisire competenze linguistiche e riconoscere meglio i termini dopo 24 ore. Secondo gli esperti americani, questa ricerca conferma come in alcuni fasi del sonno, in particolare quello a onde lente tipico del riposo più profondo, si favorisca il consolidamento della memoria.

In pratica durante il sonno si “rimpiazzano” i ricordi, al punto che si rendono più robusti quelli passati e se ne inseriscono di nuovi.
Come comportarsi, allora? Fate viaggiare il piccolo con la magia del racconto, inserendo nuovi termini ogni volta, e non preoccupatevi se dopo tende ad appisolarsi. Non lo avete stufato, ma ha solo bisogna di incasellare quanto appreso per poterlo riutilizzare in futuro!

 

 

Un libro aiuta, ma bisogna “toccarlo”.

Il classico libro di carta ha un suo valore.

In epoca moderna, il vecchio libro con le pagine consunte sembra aver perso appeal.

Siamo tutti tecnologici, preferiamo magari utilizzare strumenti e dispositivi più moderni, cerchiamo di abituare i bambini ad impiegare la tecnologia. Eppure, quando raccontiamo, dovremmo ricordarci di tenere sempre presente che il classico libro di carta ha un suo valore.

Il bimbo può sfogliarlo, seguire magari con gli occhi o magari anche “paciugando” la storia che narriamo, diventare partecipe della storia che siamo capaci di inventare o di vivere insieme a lui. Insomma: non dimentichiamoci il valore del volume cartaceo e delle sue illustrazioni.

A ricordarci della sua importanza provvede anche la scienza, che ci segnala come sia necessario non perdere di vista la dimensione che ci può apparire “antica. Non ci credete? Leggete la ricerca condotta nella pediatria dell’Università Mott, in Michigan, apparsa su Pediatrics.

Quando i genitori e i bambini si trovano a rapportarsi attraverso un racconto che si può seguire su un libro sono molto più presenti e “connessi” tra loro, cosa che accade in misura minore quando ci si trova davanti allo schermo di un PC o di un reader. Insomma: se raccontiamo e leggiamo assieme, la carta ci può essere d’aiuto. Così il bambino può “toccare con mano” quanto la mamma racconta e gioire di conseguenza, crescendo giorno dopo giorno grazie alle voci dei genitori e alla spinta del libro.