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Coordinamento editoriale

a cura di Alessia Privitera, mamma esperta di letteratura per l'infanzia e di Giampietro Chiamenti pediatra di famiglia.

Le news di Leggere per Crescere

In questa sezione potrai trovare notizie e consigli di lettura utili per te e il tuo bambino.

Impariamo a raccontare: ecco gli errori da evitare.

La lettura ad alta voce è un ottimo strumento per aiutare il bambino a crescere, ma occorre farlo nel modo giusto.

Vediamo una mamma abbracciare il figlio
  • Considerare e soprattutto promuovere il raccontare e il leggere ad alta voce come strumenti per accelerare i processi di maturazione dei piccoli ascoltatori.

Durante il proprio percorso evolutivo, dalla nascita all’adolescenza, il bambino è sottoposto a una vasta e pressante gamma di stimoli esterni, correndo il rischio di acquisire una quantità di informazioni superiore alla capacità di elaborazione e comprensione acquisite.
Ogni eventuale propensione, dei genitori e degli adulti in genere, a strumentalizzare il raccontare ed il leggere ad alta voce nasconde il rischio di forzatura dello sviluppo psichico, emotivo e sentimentale dei bambini.
Saranno il rispetto dei tempi e delle peculiarità di ciascun bambino, nella scelta e durante le occasioni di lettura ad alta voce, racconto ed ascolto a consentire il rafforzamento ed il consolidamento sostenibile dello sviluppo globale lungo le fasi della loro crescita.

  • Perseguire, mediante la lettura ad alta voce, l'obiettivo di anticipare nei bambini la capacità di leggere, che è invece da ricercare in un lungo percorso armonico, nel rispetto dello sviluppo globale del bambino.

  • Considerare il raccontare e il leggere ad alta voce ai bambini piccoli come un mezzo indispensabile, se non addirittura unico, per creare e sostenere un profondo e duraturo legame affettivo tra genitori e figli.

In realtà, il bambino tanto più instaura un legame affettivo profondo e duraturo con gli adulti quanto più questi ''crescono'' globalmente assieme a lui, contribuendo a costruire, arricchire e allargare il suo spazio psicologico.

Pertanto, raccontare e leggere ad alta voce è una, ma soltanto una, delle molte strategie possibili per aiutare il bambino a crescere.
Nella costruzione e nel consolidamento del legame affettivo fra bambini e quanti si occupano di loro nell'ambito delle famiglie e delle comunità, un fattore importante è rappresentato dai comportamenti degli adulti che contribuiscono ad ampliare progressivamente e a delineare lo spazio psicologico di libero movimento del bambino. Per esemplificare, amplia lo spazio psicologico di libero movimento l'adulto che solleva il bambino tra le braccia o gli permette di salire su una sedia, dandogli la possibilità di vedere che cosa sta sul tavolo o fuori dalla finestra, fornendogli l'opportunità di esplorare uno spazio per lui fino ad allora fisicamente inaccessibile, di soddisfare e nel contempo stimolare la sua curiosità.
Un contributo all'ampliamento è dato dall'adulto che insegna al bambino ad andare sul triciclo, a guardare con il cannocchiale, a costruire un castello con le carte o con la sabbia, che gli spiega che cos'è l'arcobaleno, che gli spiega perché il pancino gli fa male dopo aver bevuto la bibita ghiacciata. In tali modi il bambino amplia il proprio spazio mentale perché scopre di saper fare molte cose; perché l'adulto è disposto a insegnargliene tante, ritenendolo capace di imparare a farlo.

 

 

Mamma, racconta… e migliori memoria e interazione!

Il gioco e il racconto ad alta voce durante l’infanzia sono fondamentali per lo sviluppo della memoria.

Vediamo una mamma che legge un libro insieme al figlio

Il gioco e il racconto ad alta voce durante l’infanzia sono fondamentali per lo sviluppo della memoria. La scienza dice che importanti circuiti mnemonici vengono attivati proprio in questo modo. Più il rapporto adulto-bambino è diretto, stretto e personalizzato tanto maggiori sono le possibilità di crescere per il bimbo. Ecco alcuni consigli per favorire lo sviluppo della memoria, anche grazie alla narrazione.

Somministrazione ripetuta

Per stimolare la memoria è importante raccontare e leggere loro ad alta voce, l’ideale è la modalità “faccia a faccia”. Questa sorta di “trattamento” fatto d’amore e interscambio andrebbe somministrato ogni giorno per ottenere i migliori risultati. Non occorre molto tempo: bastano anche solo pochi minuti, magari ripetuti nella giornata.

Dosi su misura

La capacità di attenzione dei bambini in età prescolare è molto variabile. Ci sono piccoli che riescono a rimanere in ascolto per più tempo senza distrarsi, trascinati dalle parole e dall’interesse per la storia. Altri si “concentrano” solo per pochi secondi: ricordate di “adattare” i tempi.

Racconto “progressivo”

Partite dai bisogni del bambino per sviluppare la sua memoria e la sua interattività, ricordando che la storia deve piacergli o comunque coinvolgerlo. Si può iniziare con piccole dosi, magari per pochi minuti, per aumentare progressivamente. La sua capacità di ascolto e le sue possibilità di “migliorare” in termini di memoria e interazione ne trarranno vantaggio.

L’età non conta

Ogni bambino è fatto a suo modo. Ci sono bimbi di due-tre anni che non riescono a stare concentrati ed altri che fin dai primi mesi di vita pendono letteralmente dalle labbra e dal comportamento di chi racconta. Cercate di rispettare la capacità di concentrazione del bimbo, senza strafare ma puntando a “soddisfare” il suo interesse.

Attenzione all’ambiente

Ogni storia, lo sappiamo anche noi adulti quando guardiamo un film o leggiamo un libro, piace e offre stimoli se inserita nel giusto contesto. Quando raccontate, cercate di scegliere lo spazio e l’atmosfera ideali, che possano essere ripetuti, perché così si aiuta l’attenzione dei piccoli.

Così cresce

Narrazione e/o lettura riescono a portare la mente del bambino direttamente sotto l’influenza di ciò che viene detto, rappresentato, mostrato. Questa influenza diventa un piccolo tassello nella formazione del bimbo, aiutandolo anche a sviluppare i ricordi. Proponetevi sempre nel modo migliore ed adattato alla sua età, concedendogli di capire di più di quanto può dimostrare.

Non siete la TV

L’interazione è un processo fondamentale tra il bimbo e le persone e predittiva di uno sviluppo armonico e positivo, che possiamo sostenere privilegiando strumenti che amplificano la fantasia e gli stimoli della memoria e del comportamento. Per questo non bisogna puntare sulla televisione o mezzi similari, caratterizzati dalla trasmissione di una grande quantità di stimoli, suoni e voci neutri, bensì veicolare la narrazione attraverso la vostra voce, unica ed infinitamente ricca di stimoli attivatori, per offrire l’espansione creativa di cui il piccolo ha bisogno.

Trasmettete affetto

La memoria e l’interazione non si sviluppano solo con la voce, ma anche con le percezioni per il bimbo. Così occorre sempre puntare sul sorriso, sul tono di voce caldo, su atteggiamenti ed espressioni della  persona che trasmette il messaggio. Lo vedete da soli, quando raccontate. Il volto del piccolo disegna un sorriso ed è la più grande ricompensa per chi narra.

 

 

Più libri ci sono in casa, più il bimbo sarà ricco da grande!

Cominciate a riempire la piccola biblioteca del bambino e fatelo viaggiare con voi nella magia del racconto.

La magia del racconto ad alta voce è arcinota. Ma ora, mamme e papà, avete anche un motivo più venale per riempire la libreria del piccolo e abituarlo alla lettura e al racconto.

Stando a quanto dimostra uno studio condotto all’Università di Padova pubblicato su Economic Journal quanto più i bambini avevano a disposizione libri, tanto maggiore è stato il loro successo professionale ed economico da grandi. La ricerca è stata condotta su 6000 uomini nati intorno al 1950 in nove Paesi europei, divisi in gruppi in base al numero di libri presenti nelle loro abitazione.

Anche considerando la frequentazione della scuola e il livello raggiunto, lo studio ha dimostrato che per gli uomini che da bambini avevano avuto a disposizione un gran numero di libri la percentuale di guadagno in più è schizzata al 21 per cento, considerando ogni anno di istruzioni in più. Inoltre, gli stessi bimbi si sono dimostrati anche più pronti a cercare opportunità di lavoro lontano da casa.

Se non lo avete ancora fatto, quindi, cominciate a riempire la piccola biblioteca del bambino e fatelo viaggiare con voi nella magia del racconto. Il suo futuro, anche economico, probabilmente sarà migliore grazie a voi.

 

 

 

Insieme, leggendo e raccontando, in tempi di Covid-19.

Il tempo tra le mura domestiche si è dilatato.

Bimba e mamma

La “zona rossa”, per i piccoli, è stata sicuramente difficile. Ma anche a prescindere dalle limitazioni ai movimenti nei periodi di massima diffusione del virus, quindi quando ci è si trovati in aree caratterizzate da un colore più “tenue” e conseguenti limiti alla mobilità, il tempo passato tra le mura domestiche si è sicuramente dilatato, creando la necessità di “nuovi” rapporti tra genitori e figli. C’è comunque un modo per una “vicinanza” di qualità. E passa attraverso la forza della narrazione ad alta voce, sia attraverso un semplice racconto, magari sulla scorta di quanto ci dicevano i nostri nonni, sia attraverso la lettura di storie fantastiche che riescono a far “viaggiare” il bimbo, a tutte le età. in questo modo, si può “spezzare” la routine quotidiana modificata dal virus, si riesce ad esser meno “oppressi” dal lockdown e si possono superare i muri dell’abitazione per sconfinare in un  mondo di fantasia che può essere tutto da esplorare.

Cosa cambia nel bambino

Con il racconto si crea un rapporto ancora più stretto con il piccolo e soprattutto si riesce a far sentire la forza della voce come strumento di relazione tra genitori, nonni e bimbi. Per i più piccini, poi, la possibilità di poter “toccare con mano” attraverso i tanti strumenti su misura come ad esempio i libri di “plastica” da “toccare” mentre si ascolta la storia che raccontano, o comunque strumenti interattivi che magari comprimendo un pulsante che appare dal cartonato permettono di percepire un suono o un verso di animale, diventa una modalità di conoscenza nuova, da esplorare. Il risultato è che oltre a creare più intimità tra genitori e figli questa semplice occasione d’incontro diventa uno strumento per la crescita psicofisica, in un viaggio che passa attraverso la fantasia. Soprattutto, il rapporto interpersonale rappresenta uno strumento ideale per non ritrovarsi a passare troppo tempo davanti ad uno schermo, magari per seguire una storia a cartoni animati attraverso lo smartphone. Se i piccoli sono ormai bravissimi, da veri “nativi digitali” a muoversi con le loro dita su smartphone o tablet, è innegabile che la forza del rapporto umano e della voce materna o paterna diventano una sorta di “energizzante” per la psiche che certo non si riesce ad avere “subendo”, sia pure se on interattività, un processo conoscitivo stimolato dalla tecnologia.

Regoliamo lo smartphone

Qualche tempo fa la Società Italiana di Pediatria ha segnalato i possibili problemi legati ad un eccessivo utilizzo di dispositivi elettronici per i bambini, anche piccoli. Il rischio è che stiano per ore “attaccati” allo schermo. Gli esperti hanno raccomandato ai genitori di mantenere sempre una comunicazione efficace con i propri figli, perché una buona relazione contribuisce a favorire un corretto uso delle tecnologie digitali. In primo luogo è fondamentale parlarsi, abituandosi a monitorare il tempo che il figlio spende su tablet, smartphone e pc, imparando per primo le tecnologie a disposizione per poterle comprendere per quanto è possibile, giocando insieme a lui e condividendo per quanto possibile le attività. Fondamentale è anche porre limiti e regole chiare. Occorre limitare il tempo di utilizzo di smartphone, tablet e pc durante il giorno o nei fine settimana, stabilendo orari precisi di divieto per esempio durante i pasti, i compiti e le riunioni familiari. Altrettanto importante è dare il buon esempio: per questo mamme e papà dovrebbero limitare per primi l’utilizzo di smartphone quando si è in famiglia e durante i pasti.  E, soprattutto, bisogna ritagliare il giusto spazio, ogni giorno, per la narrazione ad alta voce. Un breve periodo di “racconto” diventa lo strumento ottimale per avere un rapporto valido, significativo e in grado di aiutare il piccolo a crescere, sentendosi coccolato, aiutando la sua capacità d’ascolto e di concentrazione. E soprattutto lo fa sentire importante sapere che papà, mamma o entrambi passano tempo qualificato con lui, parlando e ascoltando, in viaggio nella fantasia.

 

 

Buonanotte, una carezza e una ninna nanna.

La musica a volte vale anche di più delle parole.

Se la mamma è abituata a cantare un ninna nanna al bimbo perché si addormenti sereno, meglio proseguire. Se invece si sente senti poco portata perché magari tutti dicono che è stonata, conviene comunque iniziare. Aiutarlo a prendere sonno in musica, ascoltando la voce materna, è davvero utile per aiutarlo a crescere bene.

Il canto è un ottimo strumento per stargli vicino e soprattutto per stringere ancor di più il vostro rapporto. Basti pensare che, secondo una ricerca condotta al Music Lab (un centro specializzato proprio sugli effetti della musica) dell’Università di Harvard, la voce della mamma che canta rimane nella mente del bambino a lungo. Lo studio dice che se per sette giorni consecutivi lo addormenti con la stessa canzone, le tracce di questo “passaggio” musicale si mantengono anche per diversi mesi. La musica, insomma, a volte vale anche di più delle parole. Per questo è davvero importante che il bimbo sia abituato a sentire la sera la classica filastrocca accompagnata a tempo di musica.

Va benissimo che siano mamma e papà, magari alternativamente a proporgli la canzone che più sentono propria, magari la stessa ninna nanna che li addormentava quando erano piccoli. Come per loro le parole in musica si sono rivelate utilissime per lo sviluppo psicofisico, così anche per il tuo bimbo prendere sonno con la dolce voce dei genitori è un vero e proprio strumento di crescita ed un vero e proprio “farmaco” per contrastare l’eventuale insonnia e soprattutto per riposare sereno. Più che tante medicine e che mille parole!

 

 

Il pisolino aiuta la memoria.

Fate viaggiare il piccolo con la magia del racconto e non preoccupatevi se dopo tende ad appisolarsi.

Una bella favola e poi il classico pisolino.
È un percorso abbastanza comune per mamma e papà con il bambino che ascolta dalle loro labbra la magia del racconto.

Ma oggi la scienza ci dice che questa strategia è ottimale anche per far sì che il piccolo riesca a fare proprie nuovi termini, ampliando il proprio vocabolario. Il consiglio, ovviamente, è valido per i piccoli in età prescolare e viene da una ricerca condotta all’Università dell’Arizona apparsa su Child Development che ha preso in esame 39 bimbi di tre anni, quindi in epoca prescolare.

Lo studio ha dimostrato che in questi bambini il classico riposino dopo aver appreso nuove parole risulta utile per acquisire competenze linguistiche e riconoscere meglio i termini dopo 24 ore. Secondo gli esperti americani, questa ricerca conferma come in alcuni fasi del sonno, in particolare quello a onde lente tipico del riposo più profondo, si favorisca il consolidamento della memoria.

In pratica durante il sonno si “rimpiazzano” i ricordi, al punto che si rendono più robusti quelli passati e se ne inseriscono di nuovi.
Come comportarsi, allora? Fate viaggiare il piccolo con la magia del racconto, inserendo nuovi termini ogni volta, e non preoccupatevi se dopo tende ad appisolarsi. Non lo avete stufato, ma ha solo bisogna di incasellare quanto appreso per poterlo riutilizzare in futuro!

 

 

Un libro aiuta, ma bisogna “toccarlo”.

il classico libro di carta ha un suo valore.

In epoca moderna, il vecchio libro con le pagine consunte sembra aver perso appeal.

Siamo tutti tecnologici, preferiamo magari utilizzare strumenti e dispositivi più moderni, cerchiamo di abituare i bambini ad impiegare la tecnologia. Eppure, quando raccontiamo, dovremmo ricordarci di tenere sempre presente che il classico libro di carta ha un suo valore.

Il bimbo può sfogliarlo, seguire magari con gli occhi o magari anche “paciugando” la storia che narriamo, diventare partecipe della storia che siamo capaci di inventare o di vivere insieme a lui. Insomma: non dimentichiamoci il valore del volume cartaceo e delle sue illustrazioni.

A ricordarci della sua importanza provvede anche la scienza, che ci segnala come sia necessario non perdere di vista la dimensione che ci può apparire “antica. Non ci credete? Leggete la ricerca condotta nella pediatria dell’Università Mott, in Michigan, apparsa su Pediatrics.

Quando i genitori e i bambini si trovano a rapportarsi attraverso un racconto che si può seguire su un libro sono molto più presenti e “connessi” tra loro, cosa che accade in misura minore quando ci si trova davanti allo schermo di un PC o di un reader. Insomma: se raccontiamo e leggiamo assieme, la carta ci può essere d’aiuto. Così il bambino può “toccare con mano” quanto la mamma racconta e gioire di conseguenza, crescendo giorno dopo giorno grazie alle voci dei genitori e alla spinta del libro.