Skip to Content Skip to Search
Header leggere per crescere

Le news di Leggere per Crescere

In questa sezione potrai trovare notizie e consigli di lettura utili per te e il tuo bambino.

Buonanotte, una carezza e una ninna nanna.

La musica a volte vale anche di più delle parole.

Se la mamma è abituata a cantare un ninna nanna al bimbo perché si addormenti sereno, meglio proseguire. Se invece si sente senti poco portata perché magari tutti dicono che è stonata, conviene comunque iniziare. Aiutarlo a prendere sonno in musica, ascoltando la voce materna, è davvero utile per aiutarlo a crescere bene.

Il canto è un ottimo strumento per stargli vicino e soprattutto per stringere ancor di più il vostro rapporto. Basti pensare che, secondo una ricerca condotta al Music Lab (un centro specializzato proprio sugli effetti della musica) dell’Università di Harvard, la voce della mamma che canta rimane nella mente del bambino a lungo. Lo studio dice che se per sette giorni consecutivi lo addormenti con la stessa canzone, le tracce di questo “passaggio” musicale si mantengono anche per diversi mesi. La musica, insomma, a volte vale anche di più delle parole. Per questo è davvero importante che il bimbo sia abituato a sentire la sera la classica filastrocca accompagnata a tempo di musica.

Va benissimo che siano mamma e papà, magari alternativamente a proporgli la canzone che più sentono propria, magari la stessa ninna nanna che li addormentava quando erano piccoli. Come per loro le parole in musica si sono rivelate utilissime per lo sviluppo psicofisico, così anche per il tuo bimbo prendere sonno con la dolce voce dei genitori è un vero e proprio strumento di crescita ed un vero e proprio “farmaco” per contrastare l’eventuale insonnia e soprattutto per riposare sereno. Più che tante medicine e che mille parole!

 

 

Il pisolino aiuta la memoria.

Fate viaggiare il piccolo con la magia del racconto e non preoccupatevi se dopo tende ad appisolarsi.

Una bella favola e poi il classico pisolino.
È un percorso abbastanza comune per mamma e papà con il bambino che ascolta dalle loro labbra la magia del racconto.

Ma oggi la scienza ci dice che questa strategia è ottimale anche per far sì che il piccolo riesca a fare proprie nuovi termini, ampliando il proprio vocabolario. Il consiglio, ovviamente, è valido per i piccoli in età prescolare e viene da una ricerca condotta all’Università dell’Arizona apparsa su Child Development che ha preso in esame 39 bimbi di tre anni, quindi in epoca prescolare.

Lo studio ha dimostrato che in questi bambini il classico riposino dopo aver appreso nuove parole risulta utile per acquisire competenze linguistiche e riconoscere meglio i termini dopo 24 ore. Secondo gli esperti americani, questa ricerca conferma come in alcuni fasi del sonno, in particolare quello a onde lente tipico del riposo più profondo, si favorisca il consolidamento della memoria.

In pratica durante il sonno si “rimpiazzano” i ricordi, al punto che si rendono più robusti quelli passati e se ne inseriscono di nuovi.
Come comportarsi, allora? Fate viaggiare il piccolo con la magia del racconto, inserendo nuovi termini ogni volta, e non preoccupatevi se dopo tende ad appisolarsi. Non lo avete stufato, ma ha solo bisogna di incasellare quanto appreso per poterlo riutilizzare in futuro!

 

 

Un libro aiuta, ma bisogna “toccarlo”.

il classico libro di carta ha un suo valore

In epoca moderna, il vecchio libro con le pagine consunte sembra aver perso appeal.

Siamo tutti tecnologici, preferiamo magari utilizzare strumenti e dispositivi più moderni, cerchiamo di abituare i bambini ad impiegare la tecnologia. Eppure, quando raccontiamo, dovremmo ricordarci di tenere sempre presente che il classico libro di carta ha un suo valore.

Il bimbo può sfogliarlo, seguire magari con gli occhi o magari anche “paciugando” la storia che narriamo, diventare partecipe della storia che siamo capaci di inventare o di vivere insieme a lui. Insomma: non dimentichiamoci il valore del volume cartaceo e delle sue illustrazioni.

A ricordarci della sua importanza provvede anche la scienza, che ci segnala come sia necessario non perdere di vista la dimensione che ci può apparire “antica. Non ci credete? Leggete la ricerca condotta nella pediatria dell’Università Mott, in Michigan, apparsa su Pediatrics.

Quando i genitori e i bambini si trovano a rapportarsi attraverso un racconto che si può seguire su un libro sono molto più presenti e “connessi” tra loro, cosa che accade in misura minore quando ci si trova davanti allo schermo di un PC o di un reader. Insomma: se raccontiamo e leggiamo assieme, la carta ci può essere d’aiuto. Così il bambino può “toccare con mano” quanto la mamma racconta e gioire di conseguenza, crescendo giorno dopo giorno grazie alle voci dei genitori e alla spinta del libro.