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Sei nazioni di rugby: lo sport diventa protagonista della sfida allo stigma associato all’HIV. Nuova ricerca svela la mancata comprensione e accettazione della sessualità e del valore del salute sessuale

  • Presentato il nuovo rapporto Sex of Our Nations, su 6000 persone dei sei Paesi partecipanti al torneo internazionale. Sotto esame gli atteggiamenti e la conoscenza delle persone nei confronti dell’infezione da HIV. Quadro in chiaroscuro per l’Italia.
  • L’importante iniziativa di sensibilizzazione nasce nell’ambito della campagna promossa dalla star gallese del rugby Gareth Thomas in collaborazione con la Terrence Higgins Trust, sostenuta da ViiV Healthcare.

Verona, 3 marzo 2022 - C’è ancora tanto da fare per combattere lo stigma e la scarsa conoscenza sull’HIV. E l’Italia, nell’ambito del torneo delle Sei Nazioni, il più importante torneo internazionale di rugby in corso queste settimane, presenta al riguardo una immagine in chiaroscuro. A segnalarlo è il rapporto “Sex of Our Nations”, che rivela atteggiamenti e livelli di comprensione e stigma differenti nei diversi Paesi che prendono parte alla competizione. Si tratta di un nuovo sondaggio della campagna “Tackle HIV” guidata dalla star del rugby gallese Gareth Thomas, in collaborazione con la Terrence Higgins Trust e ViiV Healthcare, che sostiene la campagna, che fa emergere le differenze di atteggiamento nei confronti della sessualità, della salute sessuale e dell'infezione da HIV nelle sei nazioni che partecipano al torneo: Inghilterra, Scozia, Irlanda, Galles, Francia e Italia.

Il sondaggio, su oltre 6000 adulti nelle sei nazioni, ha mostrato che solo il 66% e il 63% delle persone intervistate ha dichiarato di accettare completamente l'omosessualità e la bisessualità rispettivamente1. Uno su dieci ha affermato di non accettarlo affatto1. In Francia, una persona su cinque (20%) ha confermato di non accettarlo1.

Il sondaggio Tackle HIV, condotto nell'ambito del rapporto Sex of Our Nations, mostra la variabilità di atteggiamento nei confronti della salute sessuale tra le nazioni: l’84% delle persone cui è stato chiesto ha affermato che la salute sessuale è per loro una priorità alta o molto alta (in Italia la percentuale è stata del 94 % ed è stata la più elevata)1. Tuttavia, i risultati mostrano  poi che solo il 53% e il 45% delle persone prenderebbero in considerazione l'idea di sottoporsi a un test per un'infezione a trasmissione sessuale (IST) o per l'HIV rispettivamente. Inoltre solo il 26% e il 22% hanno riferito di aver eseguito un test IST o HIV in precedenza. Il 28% delle persone ha dichiarato che non prenderebbe in considerazione un test HIV in quanto non ritiene di essere a rischio1. Questo dato è variabile nei vari paesi, passando dal 24% in Italia al 33% in Scozia e Galles1.

Il mondo del rugby si impegna

Gareth Thomas spiega: “Sono così frustrato dal fatto che questi atteggiamenti esistano ancora. Il sesso è ancor oggi visto come un argomento tabù di cui alla gente non piace parlare. Ciò alimenta lo stigma sulla sessualità e sulla salute sessuale, comprese le malattie sessualmente trasmissibili e l'HIV, il che è molto dannoso. Dobbiamo migliorare l'accettazione e la comprensione della sessualità e dell'HIV da parte delle persone per rimuovere lo stigma che impedisce di effettuare i test. L'unico modo per conoscere il proprio stato HIV è sottoporsi al test e abbiamo bisogno di “normalizzare” questo test in modo che non sia considerato diverso dai normali altri screening. Gli atteggiamenti si possono cambiare e sono determinato a fare tutto il possibile perché ciò accada".

L'indagine ha anche rivelato una mancanza di comprensione su chi può essere a rischio di contrarre l’infezione da HIV. Il 50% e il 52% delle persone intervistate ha riferito di non ritenere che uomini e donne eterosessuali siano rispettivamente a rischio di contrarre l'HIV1. In realtà nel 2020 la metà di tutte le nuove diagnosi di HIV in Inghilterra riguardava persone eterosessuali (49%), rispetto al 45% negli uomini gay e bisessuali2. In Francia, il 69% delle persone intervistate non pensava che uomini o donne eterosessuali fossero a rischio di HIV, rispetto al 41% e al 44% in Scozia1.

Dr Nneka Nwokolo, Honorary Consultant Physician in Sexual Health e HIV Medicine e Senior Global Medical Director di ViiV Healthcare ha commentato: “Purtroppo non sono sorpresa dai risultati di questo sondaggio. Sebbene alcune popolazioni ne siano particolarmente colpite, chiunque può contrarre l'HIV indipendentemente dal genere, dalla sessualità, dall'età o da qualsiasi altro fattore. Eppure la gente sembra non capirlo. Stiamo assistendo a un aumento delle diagnosi tardive, spesso in persone che non pensano di essere a rischio e quindi non hanno eseguito il test. La diagnosi precoce dell'HIV significa un trattamento precoce e le persone con l'HIV trattate efficacemente non solo hanno la stessa aspettativa di vita di chiunque altro, ma possono vivere una vita normale e sana".

Quanto pesa lo stigma

Lo stigma può influenzare molti aspetti della vita di una persona, incluso l'accesso a test, cure e servizi, salute mentale e relazioni. Il 58% delle persone intervistate ha riferito che se al proprio partner fosse stato diagnosticato l'HIV, avrebbero (18%) posto fine alla relazione o avrebbero considerato questa possibilità (40%)1. L'83% di questi ha affermato che la motivazione era la preoccupazione di contrarre l'HIV. In realtà, chi vive con l'HIV ed è in terapia antiretrovirale efficace non può trasmettere l’infezione al proprio partner sessuale, ma solo il 22% delle persone intervistate lo sapeva. La conoscenza di questo concetto è risultata più alta in Irlanda (28%) e più bassa in Italia (18%)1.

A questo proposito, incalza la Prof.ssa Antonella D’Arminio Monforte, Presidente della Fondazione Icona: “Molte persone nella popolazione generale non conoscono ancora il concetto di U = U (Undetectable = Untrasmittable), che sintetizza proprio che chi, tra le persone con HIV, assume una terapia antiretrovirale efficace, non trasmette più l’infezione. Le conseguenze della diffusione di questo concetto sono enormi sia per la riduzione dello stigma, incidendo sul percepito sociale dell’HIV, sia dell’auto-stigma, contribuendo alla facilitazione della cosiddetta disclosure delle persone con HIV, riducendo così anche l’isolamento sociale”.

Daniele Calzavara, attivista del Milano Check Point, una realtà associativa operante nell’area metropolitana milanese nell’ambito dei servizi di prevenzione community-based, conclude: “Non dimentichiamo inoltre che i linguaggi, le esperienze e le reazioni sulle tematiche di inclusione - siano esse riferite alla sessualità, all’infezione da HIV o all’orientamento sessuale - sono molto differenti nelle diverse fasce di età e sul territorio: mi auguro che iniziative di sensibilizzazione come queste possano innescare un tam tam informativo virtuoso e costante su tematiche di dignità e maturità sociale, abbattendo così stigma e discriminazione”.

L'UNAIDS ha fissato l'obiettivo di porre fine all'HIV/AIDS per far sì che cessi di essere una minaccia per la salute pubblica entro il 20303. La scienza ha consentito incredibili progressi nel trattamento dell'HIV, ma nonostante ciò le persone che vivono con l'HIV o sono a rischio di HIV devono ancora affrontare lo stigma e la discriminazione che minano gli sforzi di prevenzione, test e trattamento4. Senza affrontare lo stigma e la discriminazione legati all'HIV, il mondo non raggiungerà questo obiettivo e la campagna Tackle HIV è impegnata a continuare a promuovere una migliore comprensione per ridurre lo stigma e motivare tutti a fare la propria parte per raggiungere questo obiettivo3.

I risultati di questa indagine mostrano chiaramente come lo stigma sociale e la discriminazione che le persone con HIV si trovano ad affrontare siano ancora oggi molto presenti” afferma Maurizio Amato, General Manager di ViiV italia e Olanda. “E’ importante cogliere ogni occasione per riflettere su quanto lo stigma sia da debellare”.

Informazioni sulla campagnaTackle HIV

Tackle HIV è una iniziativa di sensibilizzazione guidata da Gareth Thomas in partnership con ViiV Healthcare e la Terrence Higgins Trust. La campagna è sostenuta da ViiV Healthcare.

Tackle HIV punta a cambiare la percezione pubblica affrontando lo stigma che ancora circonda l’HIV attraverso il dialogo e la normalizzazione del test HIV.

Informazioni su ViiV Healthcare

ViiV Healthcare è un’azienda farmaceutica mondiale specializzata nel settore HIV. Nasce nel novembre 2009 da GlaxoSmithKline (LSE: GSK) e Pfizer (NYSE: PFE) cui si è aggiunta nell’ottobre 2012 Shionogi ed è totalmente dedicata allo sviluppo di trattamenti innovativi e all’assistenza delle persone che vivono con HIV e di quelle a rischio di contrarre l’HIV. L’azienda ambisce ad occuparsi di HIV e AIDS in modo più ampio ed approfondito di quanto sia mai stato fatto prima e a portare avanti un approccio nuovo sia nello sviluppo di farmaci efficaci ed innovativi per il trattamento e la prevenzione dell’HIV, sia nel supporto alle persone che vivono con infezione da HIV.

Per maggiori informazioni sull’azienda, il suo management, portfolio, pipeline e impegno visitate il sito www.viivhealthcare.com 

 

Referenze

  1. Data on file. Research conducted by Yolo Communications
  2. Terrence Higgins Trust. Heterosexual HIV diagnoses overtake those in gay men for first time in a decade. Available at: www.tht.org. Ultimo accesso febbraio 2022
  3. Global Partnership for Action to Eliminate All Forms of HIV-related Stigma and Discrimination. 2018. www.unaids.org. Ultimo accesso gennaio 2022
  4. HIV Stigma and Discrimination. Available at www.avert.org. Ultimo accesso gennaio 2022.